
Che disgrazia l’AI!
Un’esplorazione dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul coaching professionale, tra opportunità evolutive, rischi etici e l’irriducibile valore della relazione umana.
Schola magistra vitae
Cicerone affermava che la storia è maestra di vita, ma credo che oggigiorno sia invece la scuola ad essere la candidata favorita al ruolo di “magistra vitae”. Ti spiego perché sono arrivato a questa conclusione.
PARS DESTRUENS
Il primo anno di Liceo Classico di mia figlia da poco concluso ha sollevato in me molte domande sul sistema educativo attuale: un anno scolastico che – oltre ad essere ovviamente caratterizzato da crescita e apprendimento – avrebbe dovuto rappresentare l’ingresso reale e simbolico nel ciclo di studio, di vita e di sviluppo culturale e personale più importante ed emozionante si è rivelato, per me, una delusione sotto molti aspetti.
Chiara non si è impegnata e non ha acquisito un metodo né una specifica consapevolezza e i docenti – per quanto abbia potuto osservare – ancora una volta non hanno cercato o comunque trovato approcci alternativi e differenziati: si sono arresi al ruolo di impiegati, ruolo apparentemente confortevole in cui loro stessi si sono calati. Non occorre essere Peter Senge per capire che questa “danza” si autoalimenta, in un vorticoso lose-lose.
Il risultato osservabile da chiunque è che insufficienze anche gravissime si sono trasformate in sei, e dei sette sono proporzionalmente lievitati a 9 e persino a 10, in previsione di lodi inconsistenti, che verranno concesse o non concesse al quinto anno. Cosa osservo? Che nei mediocri e in chi non si è impegnato si è confermata la legittima consapevolezza che il risultato arriva anche senza fare alcuno sforzo e che è molto più furbo ed efficiente non studiare (in effetti il pensiero è corretto: l’efficienza è massima se si ottiene la sufficienza comunque!). E non è da sottovalutare il noto meccanismo psicologico per il quale, quando si ottiene un risultato palesemente non meritato, chi lo riceve non ne trae soddisfazione, percependone l’ingiustizia e l’assenza di senso. Una seconda accelerazione sistemica centrifuga, quindi.
Ma osservo anche il duplice boomerang subito dagli studenti migliori: allo scoramento nel vedere i propri (seppur irrealistici e immeritati) altissimi voti prossimi alle insufficienze poi gonfiate, si aggiunge un’ansia e una gara a raggiungere “score” oggettivamente assurdi, che, ai miei tempi, non venivano assegnati che forse una volta in un quinquennio ai due o tre studenti più meritevoli di un intero istituto. E quest’ansia da performance, combattuta persino sui decimali, è legittimata e amplificata da un’applicazione per smartphone del Ministero dell’Istruzione, che, come in una sorta di bilancia da nutrizionista, fornisce la media e la media della media, nella distruttiva e immorale riduzione di una studente a un numero.
Per completare la carrellata dei protagonisti del brutto film, c’è – come dicevo – il corpo docente che abdica, uscendo dal ruolo per il quale è pagato e che per vari e palesi motivi preferisce non “creare problemi”, soddisfacendo tutti per evitare guai. Infine, i genitori, che vengono totalmente delegittimati nel loro modello di etica del lavoro, educazione, nesso tra impegno e risultato; penso all’assoluta maggioranza di genitori, che fanno sacrifici quotidiani, magari sopportando per anni situazioni difficili e frustranti pur di non mettere a repentaglio il tenore di vita della famiglia.
Per i motivi appena elencati, che hanno solo confermato le osservazioni fatte negli precedenti dieci anni scolastici dei miei figli, posso affermare che la scuola è proprio una maestra di vita e un fedelissimo specchio della società attuale. Maestra di mediocrità, di fallace illusione che i risultati arrivino comunque, di attaccamento psicopatico alla performance, di a-meritocrazia.
PARS CONSTRUENS
Oltre un secolo fa, Thomas Mass definiva la scuola “stagnante e deludente”; ciò mi fa pensare che da tempo immemore gli osservatori più sensibili e acuti fossero delusi dal sistema educativo, soprattutto da quando si sono venute a cristallizzare alcune equazioni false, autoreferenziali e autoritarie come: scuola=apprendimento, scuola=modellamento, a detrimento di una visione della scuola come luogo deputato allo sviluppo e alla fioritura delle identità, nel rispetto delle loro diversità.
Come cambiare rotta? Ricominciando a vedere la PERSONA, uscendo dall’approccio spersonalizzante da catena di montaggio e recuperando il senso della missione educativa. Mi raccontava ieri un’amica, che in passato, in Italia, i docenti giurassero, come lo fanno tuttora i medici, i parlamentari, i membri del governo, i pubblici ufficiali. E il giuramento, lo sappiamo bene, ha un valore simbolico profondo e complesso: è sì un impegno solenne davanti a testimoni, è sì un vincolo legale, ma lo ancor di più morale, promessa di onestà e lealtà che ha un elemento di sacralità… Tutto ciò segna una vera e propria cesura tra il prima e il dopo, ovvero definisce l’ingresso in una nuova fase della vita, mobilitando responsabilità, onore, credenze, valori, identità.
Spero che questa dimensione possa essere recuperata rapidamente, a favore di un processo di responsabilizzazione e sviluppo della dignità del sistema-scuola e, conseguentemente, del sistema-Italia. E, a un livello più alto, a favore di una coscienza sistemica, che, ai miei occhi, attualmente è assolutamente assente.
Per concludere: tanti anni fa lessi un libro francese di “coaching scolaire”. Nei Paesi più evoluti, da decenni il sistema scolastico – che ben sappiamo essere alla base della vita democratica, culturale, politica e produttiva del futuro – ospita interventi di professionisti come i coach, per stimolare il continuo apprendimento, il dubbio e un inarrestabile processo di sviluppo in ciascuno dei suoi attori e delle sue interfacce.
I’ve seen things you people wouldn’t believe…
“Blade Runner” diretto da Ridley Scott, 1982
Master Certified Coach MCC
Team Coach ACTC
Executive & Transition Coach
Voice Dialogue Facilitator

Un’esplorazione dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul coaching professionale, tra opportunità evolutive, rischi etici e l’irriducibile valore della relazione umana.

L’intelligenza culturale è la capacità di muoversi con consapevolezza, rispetto e apertura nei contesti ad alta diversità, integrando le intelligenze multiple in un dialogo autentico con l’altro. In un mondo interconnesso ma ancora pieno di bias e incomprensioni, essa rappresenta una competenza trasformativa, essenziale per la comunicazione, la leadership e la co-creazione di relazioni sostenibili.

“Sopravvissuto”, “tradito”, “povero”, “depresso”…. Cambiando il linguaggio e scegliendo parole di possibilità, possiamo trasformare il nostro racconto di noi stessi, liberandoci da vecchie ferite e proiettandoci verso il futuro con maggiore resilienza e creatività.

La rielezione di Trump mi ha portato a riflettere sulle voci interiori che emergono in momenti di grande impatto: emozioni, razionalità, paure e desideri di azione.
Il Voice Dialogue ci aiuta a riconoscere e integrare queste parti, trovando equilibrio e consapevolezza.

“Love is the natural result”, dice Barry Johnson, ed è ciò che accade quando abbracciamo le polarità, trasformando tensioni in sinergie e disconnessioni in collaborazione. Ogni sistema, personale o organizzativo, trova forza nell’interconnessione e unicità, e attraverso il coaching sistemico e il Voice Dialogue possiamo scoprire insieme come creare armonia e crescita.

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