
Che disgrazia l’AI!
Un’esplorazione dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul coaching professionale, tra opportunità evolutive, rischi etici e l’irriducibile valore della relazione umana.
TRANSITION COACHING: "IL" COACHING 3.0
Dalla sua nascita ad oggi, il coaching professionale ha attraversato profonde evoluzioni.
Esattamente cinquant’anni fa, nel 1974, Timothy Gallwey pubblicò “The Inner Game of Tennis”, gettando le basi di ciò che oggi riconosciamo come il coaching moderno. Il suo modello, nato e sviluppato in ambito sportivo, aveva un forte (se non totalizzante) focus sulla performance e sulla conseguente centralità di elementi quali la definizione di obiettivi SMART e l’utilizzo di indicatori numerici per definire in maniera oggettiva e quantificabile il “successo” del coachee e misurarne i progressi.
Negli anni ’80, il corporate coaching si è poi costruito sull’evidente parallelo tra l’emergente approccio al lavoro e l’agonismo sportivo, applicando all’ambito lavorativo i principi di “performance” mutuati dal coaching sportivo. In tale contesto transazionale e di performance, le cose hanno funzionato talmente bene, che persino il life coaching ha adottato i medesimi paradigmi, aiutando inizialmente le persone a identificare obiettivi oggettivi, spezzettarli e a costruire un “ponte” verso il raggiungimento di una maggiore soddisfazione.
Una ventina di anni fa, il coaching ha subito una prima evoluzione significativa: è emerso quello che io definisco il “Coaching 2.0”, ovvero il coaching sistemico. L’approccio sistemico nel coaching ha ampliato il perimetro tradizionale, abbandonando l’enfasi esclusiva sulla performance individuale, per abbracciare una visione più ampia e complessa del coachee, della vita, del successo, della soddisfazione. Si è cominciato a guardare al coachee e al cliente come parti di un sistema esteso, interconnesso, tenendo conto delle influenze ambientali, relazionali e culturali, senza limitarsi agli obiettivi individuali, bensì costruendo e rispettando una cornice di senso e un ecosistema più ampi, ecologici e sostenibili.
L’obiettivo ultimo del coaching sistemico è certamente lo sviluppo di una consapevolezza sistemica, dove il successo non è solo il raggiungimento di un traguardo, ma anche l’armonia e la coerenza con il contesto in cui si opera.
Oggi, con l’avvento del Transition Coaching, stiamo assistendo a un’ulteriore trasformazione nel mondo del coaching: il Transition Coaching rappresenta, a mio avviso, il “Coaching 3.0”! Il nuovo salto di paradigma consiste nel lavorare consapevolmente e sistemicamente all’interno di un contesto evolutivo, costellato da una serie ininterrotta (e in certa misura prevedibile) di fasi, cicli, transizioni, sia personali che professionali. È come un essere passati dalla linearità della linea che unisce due punti a una spirale piana, e da quest’ultima a una spirale 3D, che si amplia ad ogni ciclo…
Si tratta, quindi, di “essere”, di vivere in maniera consapevole all’interno di un processo continuo di crescita e trasformazione; a questa esigenza rispondono appunto il Transition Coaching e alcune nicchie olistiche e spirituali, che stanno acquisendo pian piano sempre più rilevanza.
In questi ultimi cinquant’anni, quindi, il significato di successo si è spostato dal mero raggiungimento di determinati valori di KPI al concetto di soddisfazione e realizzazione personale, che si esprime nell’autenticità e nel rispetto valoriale dell’evoluzione della propria identità. Detto così, consegue che non ha più molto senso misurare l’efficacia del coaching con un ROI numerico (tema su cui il fior fiore di coach e accademici ha lavorato per decenni), bensì di valutarne l’impatto sulla qualità della vita, sul benessere interiore, sulla nostra innata ricerca di un senso sistemico e sulla capacità di affrontare i cicli inevitabili della vita con consapevolezza. E quest’ultimo elemento è la mia personale definizione di quel termine così abusato e poco compreso che è “resilienza”…
Questa nuova ottica evolutiva è un cambiamento profondo che abbandona l’illusione di poter ridurre la vita a una serie di tappe lineari, come accadeva cinquant’anni fa nel mondo sportivo. È un invito a riconoscere la complessità e la dinamicità della vita, accettando che non sempre è possibile avere tutto sotto controllo e che persino i пятилетка sono un ricordo e un’illusione degli anni ’30 del secolo scorso.
Nel 2020, io a Serenella Panaro abbiamo intuito questo cambiamento in anticipo sui tempi e deciso di creare un approccio di Transition Coaching che potesse rispondere a queste nuove, evolute esigenze. Abbiamo così lanciato “Transition Mastery” il 12 settembre 2022, un giorno tanto significativo per noi. Oggi, a distanza di due anni, vedo con chiarezza che la nostra intuizione era corretta: il bisogno di un coaching più evoluto, profondo e allineato ai cambiamenti sociali è sempre più forte e diffuso, coinvolgendo individui, team, organizzazioni e persino la società nel suo complesso.
Contattami per avere informazioni sul Transition Coaching in generale e su Transition Mastery in particolare.
Master Certified Coach MCC
Team Coach ACTC
Executive & Transition Coach
Voice Dialogue Facilitator

Un’esplorazione dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul coaching professionale, tra opportunità evolutive, rischi etici e l’irriducibile valore della relazione umana.

L’intelligenza culturale è la capacità di muoversi con consapevolezza, rispetto e apertura nei contesti ad alta diversità, integrando le intelligenze multiple in un dialogo autentico con l’altro. In un mondo interconnesso ma ancora pieno di bias e incomprensioni, essa rappresenta una competenza trasformativa, essenziale per la comunicazione, la leadership e la co-creazione di relazioni sostenibili.

“Sopravvissuto”, “tradito”, “povero”, “depresso”…. Cambiando il linguaggio e scegliendo parole di possibilità, possiamo trasformare il nostro racconto di noi stessi, liberandoci da vecchie ferite e proiettandoci verso il futuro con maggiore resilienza e creatività.

La rielezione di Trump mi ha portato a riflettere sulle voci interiori che emergono in momenti di grande impatto: emozioni, razionalità, paure e desideri di azione.
Il Voice Dialogue ci aiuta a riconoscere e integrare queste parti, trovando equilibrio e consapevolezza.

“Love is the natural result”, dice Barry Johnson, ed è ciò che accade quando abbracciamo le polarità, trasformando tensioni in sinergie e disconnessioni in collaborazione. Ogni sistema, personale o organizzativo, trova forza nell’interconnessione e unicità, e attraverso il coaching sistemico e il Voice Dialogue possiamo scoprire insieme come creare armonia e crescita.

Fremont non solo è un delicato film sull’immigrazione, ma anche una descrizione cinematografica di un profondo percorso trasformativo attraverso competenze di coaching avanzate.
La Transizione è il passaggio da uno stato all’altro, è cambiamento, trasformazione, evoluzione.
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