
Che disgrazia l’AI!
Un’esplorazione dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul coaching professionale, tra opportunità evolutive, rischi etici e l’irriducibile valore della relazione umana.
Nove giorni fa – come tutti – ho salutato il 2023 e l’ho fatto con gratitudine. Alla parola “gratitudine” sento che dovrò dedicare un articolo a breve: difatti, gratitudine e consapevolezza sono le parole che meglio sintetizzano e simboleggiano per me l’anno appena trascorso.
Ma oggi, per ragioni molto diverse tra loro, non voglio parlare di bilanci e ancor meno di successi, sfide, performance (che Dio me ne scampi!), fatturati, fallimenti, accelerazioni, rallentamenti, insight, rimpianti, incontri meravigliosi, addii sanguinanti, alcune sensazioni di connessione profonda provate con amici, colleghi, coachee, con i miei figli. No: voglio piuttosto fare una carrellata delle “cose significative”, che più profondamente associo al 2023.
MUSICA
Anche quest’anno, la musica ha giocato un ruolo fondamentale nel mio percorso e nel mio quotidiano, e la canzone che più e meglio ha risuonato col e nel mio spirito è senza dubbio “Red river shore” di Bob Dylan.
Una canzone apparentemente d’amore, impregnata di terrore, amore, sgomento, religiosità, bellezza, morte, vita: un bilancio di una intera vita, tanto più significativo se scritto da un gigante come Bob Dylan. Alla mie orecchie, la girl from the red river shore non è certamente una donna, ma ciò che dà il senso alla nostra stessa esistenza, al nostro vagare; per me è qualcosa, per te che mi leggi senza dubbio qualcosa di diverso.
LIBRO
Il libro che più a lungo mi ha perseguitato, che mi ha occupato per decine e decine di ore è Ulisse di James Joyce.
Da venticinque anni desideravo leggerlo, ma sono evidentemente arrivato troppo tardi: nella mia attuale fase di vita, al livello di coscienza a cui sono giunto (magari infimo: non c’è vanto né giudizio di merito in ciò che ho appena scritto), un’opera come Ulisse mi è parsa semplicemente stomachevole: un libro presuntuoso, inutilmente prolisso, onanistico, una serie di esercizi di stile fini a se stessi, ad eccezione del vertiginoso, umanissimo ultimo capitolo, “Penelope”. No: non è stata una lettura difficile, non mi è sembrata neanche in un rigo un’Odissea moderna, in nessun momento ho colto il flusso di una coscienza in evoluzione. Persino il titolo, a seguito della mia lettura, mi sembra semplicemente blasfemo.
Oggi cerco altro, mi innamoro di altro, mi risuona ben altro, questo è certo.
FILM
Il film che più mi ha dato da riflettere è stato “È stata la mano di Dio” (lo so: è di due anni fa!) di Paolo Sorrentino. Sono voluto tornare svariate volte su un paio di scene del film, che mi sembravano ogni volta più chiare e più misteriose, al tempo stesso. Credo che la mia attrazione risieda nel senso di sviluppo della coscienza del protagonista, nel suo rito di passaggio e nell’inevitabile, per quanto dolorosa, consapevolezza della solitudine dell’uomo.
C’è altro? C’è un sorriso di un coachee, che mi ha scosso in profondità, per la bellezza e la purezza delle sensazioni di fiducia, apertura, amicizia e speranza che conteneva. C’è anche una sensazione di profonde intesa e amicizia ritrovata in un gruppo di amici vecchi e nuovi. Poi, del 2023 porterò con me la seguente frase, così controintuitiva nel contesto della conversazione in cui fu proferita, ma che mi ha generato un forte insight: “vivi con la consapevolezza di non avere alcun credito con il mondo”. Per me, essa è un invito ad assumersi tutte, ma proprio tutte le responsabilità verso la propria vita.
Non può mancare, infine, un’opera d’arte; sì, ho anche quella, ma è un ricordo troppo personale…
E il 2024? Lo costruirò – come tutti – passo dopo passo; fiduciosamente, avvalendomi del coaching e del Voice Dialogue, con una bussola nel cuore e una lanterna nella mano destra:
Difendimi dalle forze contrarie
la notte, nel sonno, quando non sono cosciente,
quando il mio percorso si fa incerto
e non abbandonarmi mai,
non mi abbandonare mai.
Franco Battiato, L’ombra della luce, 1991
Master Certified Coach
Executive & Transition Coach
Voice Dialogue Facilitator

Un’esplorazione dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul coaching professionale, tra opportunità evolutive, rischi etici e l’irriducibile valore della relazione umana.

L’intelligenza culturale è la capacità di muoversi con consapevolezza, rispetto e apertura nei contesti ad alta diversità, integrando le intelligenze multiple in un dialogo autentico con l’altro. In un mondo interconnesso ma ancora pieno di bias e incomprensioni, essa rappresenta una competenza trasformativa, essenziale per la comunicazione, la leadership e la co-creazione di relazioni sostenibili.

“Sopravvissuto”, “tradito”, “povero”, “depresso”…. Cambiando il linguaggio e scegliendo parole di possibilità, possiamo trasformare il nostro racconto di noi stessi, liberandoci da vecchie ferite e proiettandoci verso il futuro con maggiore resilienza e creatività.

La rielezione di Trump mi ha portato a riflettere sulle voci interiori che emergono in momenti di grande impatto: emozioni, razionalità, paure e desideri di azione.
Il Voice Dialogue ci aiuta a riconoscere e integrare queste parti, trovando equilibrio e consapevolezza.

“Love is the natural result”, dice Barry Johnson, ed è ciò che accade quando abbracciamo le polarità, trasformando tensioni in sinergie e disconnessioni in collaborazione. Ogni sistema, personale o organizzativo, trova forza nell’interconnessione e unicità, e attraverso il coaching sistemico e il Voice Dialogue possiamo scoprire insieme come creare armonia e crescita.

Fremont non solo è un delicato film sull’immigrazione, ma anche una descrizione cinematografica di un profondo percorso trasformativo attraverso competenze di coaching avanzate.
La Transizione è il passaggio da uno stato all’altro, è cambiamento, trasformazione, evoluzione.
Inizia il tuo personale viaggio verso il cambiamento, la soddisfazione, il successo che meriti.
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