gn_logo_marchio_bianco_oro
gn_logo_marchio_bianco_oro

è stata
la mano di Dio

è stata la mano di Dio

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Telegram
Email

Un mesetto fa scrivevo qui di quanto sia intimamente attratto da alcune scene del film “È stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino. Onestamente, trovo il film molto modesto: con l’eccezione del giovane protagonista, è una carrellata di personaggi più o meno grotteschi, tutti accennati, nonostante siano degni di un approfondimento psicologico per farli affrancare dallo stato di macchiette e farli accedere a un meritatissimo livello di sofferente e credibile umanità. Invece no, l’approfondimento è assente e ho l’impressione di avere tra le mani un oggetto in stagno con un nucleo d’oro, in cui l’oro è annidato proprio nell’intensità di alcune, rare scene.

Qual è la scena che mi ha subito commosso e continua a farlo, facendomi immancabilmente ricordare quella magica e inattesa rappresentazione della Medea di Euripide una caldissima notte di plenilunio al Partenone, nell’agosto 1996? Ovviamente il celebre dialogo tra Fabietto Schisa (protagonista del film e alter-ego del regista) e Antonio Capuano (regista e mentore di Sorrentino).

Una scena in cui si incontrano il popolo incarnato da Capuano e la piccola borghesia di Fabietto; il porsi sopra le convenzioni e un’educazione eseguita ancora alla lettera; la sfrontatezza e la timidezza; il vernacolo di Capuano e l’italiano corretto di Fabietto; la disincantata maturità del regista e i sogni del ragazzo; l’hic et nunc e la tentata fuga dalla realtà; un potenziale mentore e colui che si propone di fatto di diventarne il protégé.

Questo dal punto di vista statico, ma c’è anche un piano dinamico, uno svolgimento: si entra nella notte e si esce all’alba; si comincia passeggiando in un piazzale aperto sul golfo e si finisce su una spiaggetta, dopo aver attraversato un’angusta grotta ipogea; Fabietto inizialmente pensa di essere unico e solo e si scopre infine condannato ad una solitudine che accomuna ogni altro essere umano.

Potrei continuare scrivere una decina di pagine sull’argomento, così come per ore mi è capitato di parlarne con le mie amiche più care e sensibili. Ma annoierei. L’elemento su cui voglio soffermarmi oggi non è l’empatia di Capuano, dura e solo apparentemente volgare, non è la polarità libertà/coraggio, non è neanche la dicotomia tra realtà e immaginazione come ancora di salvezza. Non è il dolore come risorsa (“E allora si nu ttien ’e ppall, ti serve un dolore. ‘O tien’ nu dolor’?”), l’appello al rispetto dei valori profondi (“Non ti disunire”), la non facilmente comprensibile differenza tra solitudine e abbandono o l’impegno a non fuggire, per trovare il bello che c’è nella nostra vita (“Che cazz’ ci vai a fa a ‘stu Roma? Sul’ ’e strunz vann’ a Roma! Hai visto quante cose da raccunta’ c’ stann’ int’ a ‘sta città? Guarda, guarda…”)… No: scelgo il parto, che li sovrasta e include tutti, forse.

Sì, perché quella notte, grazie a quell’incontro, a quella lunga passeggiata, a quel dialogo durato ore, Fabietto vive un rituale arcaico di passaggio e rinasce adulto, rinasce Fabio. (Quanto sono importanti per il nostro cervello le parole che diamo a cose, persone e situazioni…)

E questo parto avviene nel ventre di Napoli, città che espelle il giovane protagonista dal suo utero, rompendo le acque salate e portandolo nel golfo, alla luce di un nuovo giorno che nasce, il suo primo giorno da adulto. Un nuova fase della vita popolata da gabbiani, dalla bellezza, dalla vastità di un golfo martoriato che dà sgomento (è reale?), ma che quasi sembra non conoscere il dolore, leit motif del dialogo e del film stesso.

Al tempo stesso, in maniera controintuitiva, Fabietto inizia il dialogo da orfano e lo termina da figlio, da figlio di Capuano, ma anche da figlio di sé stesso, avendo ormai capito che l’essere umano per sua natura è solo e che il dolore – e non la creatività vuota, senza “cos’ a dicer'”, o il divertimento – è il vero motore della vita e dell’arte. Tutto il resto è solo inganno, ma “non si può ingannare il proprio fallimento”, così come non si può andare “via veramente da ‘sta città”, simbolo della realtà. No: per Fabietto, il cinema (= la vita progettata sulla carta) non può essere un ripiego immaginario da una realtà scadente (= il contesto in cui siamo immersi). Ci vuole coraggio, bisogna avere cose da dire, bisogna essere coerenti con i propri valori, bisogna utilizzare il dolore e l’immanenza del senso di fallimento come ponti, e solo così si potrà guardare dritto a “quante cose ci sono da raccontare” attorno a noi. E vivere. Vivere bene, intendo. Vivere svegli. Vivere consapevoli.

Per vivere in maniera consapevole, senza alibi, per vivere nel presente, ci vuole coraggio, cor habeo, bisogna avere cuore.

Ebbene, il colloquio tra Fabietto e Capuano forse è reale, ma credo che sia piuttosto un magistrale esempio di “Voice Dialogue”, la trasposizione del dialogo interno tra due Sé, che si confrontano nell’animo e nella mente di Fabietto, no! di Fabio Schisa in un momento di transizione verso la vita adulta. Un Sé vittima, bambino e un po’ ribelle e un Sé paterno, realistico, protettivo, tanto attaccato alla realtà e alla vita, che al termine assume la guida, il ruolo di Sé dominante, come dimostrano la scena finale del film e la canzone scelta da Sorrentino.

Mai, sono certo che MAI ho assistito a una scena così profondamente simbolica e umana. Spero nel futuro …

“La fuga? So palliativ’ ro cazz’! Alla fine torni sempre a te, Schisa. E torni qui, torni al fallimento, p’cché è tutt’ nu falliment’, è tutta ‘na cacat’, hai capito o no? Nessuno inganna il proprio fallimento e nessuno se ne va veramente da questa città.”

Nel frattempo, ispirato, continuo ad accompagnare le transizioni dei miei coachee mediante Coaching e Voice Dialogue: contattami per saperne di più.


P.S.: Questo è il link per guardare su YouTube il dialogo di cui ho appena scritto: https://www.youtube.com/watch?v=papY6RBiVWQ 

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Telegram
Email
Picture of Gianfranco Nocilla

Gianfranco Nocilla

Master Certified Coach
Executive & Transition Coach
Voice Dialogue Facilitator

All Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri Articoli

Un celeberrimo verso di Whitman recita: "Mi contraddico? Ebbene sì, mi contraddico, (sono vasto, contengo moltitudini.)" Secondo Whitman, chi si contraddice non è “difettoso” o “problematico”, ma al contrario ha molto da scoprire su se stesso, molto da mettere in discussione, molto da cambiare, molto da evolversi. Un concetto, questo, molto vicino alla teoria del Voice Dialogue.
Senza categoria
Gianfranco

I contain multitudes

Un celeberrimo verso di Whitman recita: “Mi contraddico? Ebbene sì, mi contraddico, (sono vasto, contengo moltitudini.)”
Secondo Whitman, chi si contraddice non è “difettoso” o “problematico”, ma al contrario ha molto da scoprire su se stesso, molto da mettere in discussione, molto da cambiare, molto da evolversi.
Un concetto, questo, molto vicino alla teoria del Voice Dialogue.

Read More »
Cosa si intende col termine “insight” nel coaching? Quelle intuizioni, quei momenti di illuminazione, quelle epifanie, che permettono al coachee di vedere la propria situazione da una prospettiva completamente nuova. Si tratta di esperienze molto potenti, sia per il coach che per il cliente, grazie alle enormi energie positive e costruttive di cui sono al tempo stesso portatrici ed espressione.
Senza categoria
Gianfranco

Insight

Cosa si intende col termine “insight” nel coaching? Quelle intuizioni, quei momenti di illuminazione, quelle epifanie, che permettono al coachee di vedere la propria situazione da una prospettiva completamente nuova. Si tratta di esperienze molto potenti, sia per il coach che per il cliente, grazie alle enormi energie positive e costruttive di cui sono al tempo stesso portatrici ed espressione.

Read More »
Il Voice Dialogue e le Costellazioni Familiari mirano allo sviluppo della consapevolezza della persona e a un conseguente senso di armonia e benessere, sia a livello personale che familiare e sistemico; te li mostro un po’ più da vicino!
Senza categoria
Gianfranco

Pater familias

Il Voice Dialogue e le Costellazioni Familiari mirano allo sviluppo della consapevolezza della persona e a un conseguente senso di armonia e benessere, sia a livello personale che familiare e sistemico; te li mostro un po’ più da vicino!

Read More »
La nostra "Itaca", il nostro obiettivo di vita, definisce chi siamo e guida il nostro percorso, creando un campo su cui coloro che condividono i nostri valori, obiettivi e sensibilità si sintonizzano. La "reason why" è qualcosa di profondo, esistenziale: è il nucleo motivazionale che determina il nostro comportamento e le nostre decisioni.
Senza categoria
Gianfranco

Itaca

La nostra “Itaca”, il nostro obiettivo di vita, definisce chi siamo e guida il nostro percorso, creando un campo su cui coloro che condividono i nostri valori, obiettivi e sensibilità si sintonizzano.
La “reason why” è qualcosa di profondo, esistenziale: è il nucleo motivazionale che determina il nostro comportamento e le nostre decisioni.

Read More »
António Lobo Antunes: a mio avviso il più grande narratore moderno. Colui che da decenni ci propone la sua riproduzione della complessa vita interiore dell’Uomo contemporaneo, con uno stile polifonico, profondamente affine al Voice Dialogue.
Senza categoria
Gianfranco

António Lobo Antunes…

António Lobo Antunes: a mio avviso il più grande narratore moderno. Colui che da decenni ci propone la sua riproduzione della complessa vita interiore dell’Uomo contemporaneo, con uno stile polifonico, profondamente affine al Voice Dialogue.

Read More »
Ho da poco conseguito l’Advanced Certification in Team Coaching rilasciata dall’International Coach Federation e ho voglia di tracciare il percorso che mi ha portato sin qui e di riflettere sui motivi sottostanti.
Senza categoria
Gianfranco

Perché sono Team Coach

Ai primi di marzo ho conseguito l’Advanced Certification in Team Coaching rilasciata dall’International Coach Federation e ho voglia di tracciare il percorso che mi ha portato sin qui e di riflettere sui motivi sottostanti.

Read More »

Le 3 fondamenta del processo di TRANSIZIONE

La Transizione è il passaggio da uno stato all’altro, è cambiamento, trasformazione, evoluzione.

Inizia il tuo personale viaggio verso il cambiamento, la soddisfazione, il successo che meriti.

Vuoi ottenere il Cambiamento che Desideri in Tempi Record?

Ti aiuto a fissare i Tuoi Obietti in modo Efficace e a Orientarti verso la TRANSIZIONE che desideri.

PRENOTA una call Gratuita con me

.
CredentialBadges_MCC_White
ICFTeamCoaching BIANCO-TRASP

Gianfranco Nocilla – Partita Iva 07135621212 – Codice destinatario: M5UXCR1

INFORMATIVA

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.